Del basket

C’è questa roba del basket, a Bologna, le due squadre, le partite, e quei punteggi alti, che ogni volta che ne sento parlare dopo penso: ma non vi annoiate?

I brividi

Ho avuto dei brividi molto forti, con la febbre, i giorni scorsi. Oggi non ce l’ho più la febbre, però prima ho sentito Little things, una canzone dei Big Thief, e intanto leggevo il testo lì su Spotify, e mi sono saliti i brividi. Penso di esser diventato più incline ai brividi.

Mamma

Ho avuto la febbre a 39, ieri, e mentre ero a letto che sudavo, mi sono ricordato che quand’ero piccolo, e mi veniva la febbre a 39, stavo a letto e chiamavo “mamma” di continuo, come un lamento. E mia mamma ogni tanto passava a vedere come stavo, e mi diceva: “Ma smettila. Dopo quando sarai grande chi chiamerai?”. Ecco ieri, in un paio di momenti, che sudavo e non capivo niente, fra un lamento e l’altro sono sicuro di averlo detto, “mamma”.

Consiglio di provare

Delle volte, ultimamente, quando vedo una cosa, qualunque cosa, anche comportamenti, relazioni, cose così, dopo mi chiedo: ma che sentimenti ci sono sotto? E spessissimo, mi sento come di scoprire che ci sono, dei sentimenti, sotto, ci sono sempre, ma che non mi piacciono per niente. Consiglio di provare. Dopo uno si regola, secondo me.

Certi momenti

Oggi a scuola una bambina che si chiama Sonia mi ha tenuto la mano per tutta la mattina, sennò non stava bene. Mi sembra di avercela ancora, la sua mano nella mia, certi momenti.

Un momento

Le volte che faccio le scaloppine al limone, c’è un momento, mentre poi le mangio, che penso: ma che bravo.

Dei vitelli

Un giorno, arringavo i più malinconici. Il tono declamatorio non mi faceva paura, d’altronde vi ero predisposta. Uscite dal coma, gli dicevo, e ritornate in voi, non siete dei vitelli. Era a me stessa che parlavo in verità. Verificate anzitutto di non essere morti. Appassionate la vita, accrescete il respiro, non conformatevi all’immagine di voi stessi. Coltivate sapientemente i malintesi. Aprite le braccia, chiudete i pugni, rifiutate qualsiasi elemosina. Non date corda a chi vi svilisce. Inventariate le vostre forze, e siate devoti alle vostre collere a seconda dei giorni e dei vostri umori. Siate devoti alle vostre collere a seconda dei giorni e dei vostri umori. Dite ne ho abbastanza. Dite: io contro. Io sono contro.

 

da Contro
di Lydie Salvayre
(bèbert, 2014)

È morto uno

È morto uno che ha fatto vedere come si scrive con la lingua emiliana senza appartenenza, perché non c’è appartenenza a un posto solo. Che ha raccontato come favole i paesaggi della provincia dove sembra che non c’è niente e non succede niente, invece qualcosa c’è e qualcosa succede. E la gente e i pensieri avvitati e belli che ha quella gente, che sono anche i miei. Uno che ti suggerisce che il mondo lo capiscono gli ingenui. Che o vai col tuo stupore e tieni alla larga l’abitudine di te, o puoi diventare una copia, che si dà risposte brutte. Uno che diceva che il corpo sta bene quando si vuole bene a qualcuno, e il mio corpo è così, uguale a come diceva lui. Uno che a leggerlo senti pudore, leggerezza, l’essere impalpabili; almeno quando lo leggo io, che mi fa sempre pensare che una cosa valida, se c’è, se l’ha indicata, è provare a seguire il cuore libero che abbiamo, e basta.