Per chi #2

Per chi non avesse tenuto il conto, siamo già al quarto giorno di primavera.

Franny #2

– Tutto quello che so è che sto diventando matta, – disse Franny. – Sono stufa di tutti questi ego, ego, ego. Del mio e di quello di tutti gli altri. Sono stufa della gente che vuol arrivare da qualche parte, fare qualcosa di notevole eccetera, essere un tipo interessante. È disgustoso, disgustoso e basta. Me ne infischio di quello che dicono.

da Franny, un racconto dentro Franny e Zooey
di J. D. Salinger
(Einaudi, 1963)

Franny

Tutto quello che so è questo, – disse Franny. – Se sei un poeta, fai qualcosa di bello. Cioè, la gente s’aspetta che tu lasci qualcosa di bello quando finisci la pagina e così via. La gente di cui parli tu non lascia nulla, non una cosa sola che sia bella. Quelli che magari sono solo un tantino migliori non fanno altro che entrarti in testa e lasciartici dentro qualcosa. Ma solo perché lo fanno, solo perché sanno lasciare qualcosa, non è detto che debba essere una poesia, per amor del cielo. Può darsi che sia soltanto una specie di gocciolio sintattico terribilmente affascinante… scusa l’espressione. Come Manlius e Esposito e tutti quei poveretti.

da Franny, un racconto dentro Franny e Zooey
di J. D. Salinger
(Einaudi, 1963)

Co

Mi ha chiamato un altro editore. «Ti facciamo un contratto per correttore fino alla fine dell’anno», mi hanno detto. «Son contento», ho detto io, «che tipo di contratto?». «Un co co co», mi hanno detto. «Co’?», ho detto io. «Co co co», han detto loro. «Co’ cosa?», ho detto io. «Vieni domattina che ti spieghiamo noi», mi hanno detto.

Ben due

Oggi, la Monica mi ha fatto ben due rivelazioni. Una, è che le sembro meno agitato, rispetto a qualche tempo fa, che io invece mi sembra di essere sul punto di uscir di testa. Due, che l’equinozio di primavera non è giovedì, ma oggi, precisamente alle ventidue e cinquantotto, che io avevo già organizzato tutta la mia settimana in funzione di giovedì. Ebbene, è così.

Per chi

Per chi non lo sapesse, le patatine surgelate Patasnella, le metti in forno tredici minuti, vien fuori un capolavoro. Per chi non lo sapesse, poi giovedì è l’equinozio di primavera.

Dappertutto, dentro

Quando si è morsi da un serpente bisogna succhiare il veleno e sputarlo fuori. “Come fare quando i morsi sono dappertutto, dentro?” si chiedeva.

da I nomi epiceni
di Amélie Nothomb
(Voland, 2019)

Quando uno

Sabato una ragazza mi ha detto che l’indomani sarebbe andata a un concerto con due sue amiche che hanno avuto dei bambini. «Dopo ti parlano di figli?», le avevo chiesto. «Un po’ sì», mi aveva detto lei, «pannolini, eccetera». «Tutte informazioni che incameri, un giorno potrebbero servirti», le avevo detto. Stamattina un editore mi ha mandato da correggere un libro che parla di genitorialità positiva, 161 pagine. Ve’, quando uno se le manda da solo.

L’uomo

Vacci un po’ d’accordo, con l’uomo. Non crede in Dio, ma crede che se si gratta la radice del naso, senz’altro morirà; passa di fianco all’opera di un poeta, chiara come il giorno, tutta permeata di armonia e della grande saggezza della semplicità, e si getta proprio su quella in cui uno spaccone qualsiasi confonde, contorce, deforma, rivolta la natura, e gli piace, e si mette a gridare: “Eccola, ecco la vera conoscenza dei segreti del cuore”.

da Anime morte
di Nikolaj Gogol’
(Feltrinelli, 2009)

Le signore

Ci sono effettivamente al mondo molte cose fatte in modo da avere questa particolarità: se le guarda una signora, vengono fuori completamente bianche, ma se le guarda un’altra, saltano fuori rosse, rosse come un mirtillo rosso.

da Anime morte
di Nikolaj Gogol’
(Feltrinelli, 2009)