Rimanete così

Quella sera cenammo in una birreria di Schwerin, ricordo il cameriere, un quarantenne magro, nervoso e infelice, probabilmente commosso dalla nostra giovinezza e dall’amore irradiato dalla nostra coppia, e a dire il vero soprattutto da lei, il cameriere che, dopo aver posato i piatti, aveva bruscamente interrotto il servizio per voltarsi verso di me (cioè verso di noi ma soprattutto verso di me, doveva aver capito che ero l’anello debole) per dirmi in francese (doveva essere francese anche lui, chissà come aveva fatto un francese a ritrovarsi cameriere in una birreria di Schwerin, la vita della gente è un mistero) insomma per dirmi con una gravità inconsueta, sacrale: “Rimanete tutt’e due così. Vi prego, rimanete così”.

da Serotonina
di Michel Houellebecq
(La nave di Teseo, 2019)

Ha cantato

Stasera allora Celentano ha cantato. Quanto cazzo è bello, sentir cantare Celentano?

Un corso

Ho chiamato Violante, mi fa: «Sono a un corso». «Che corso?», le chiedo. «Un corso», mi dice lei. Mi fa morir dal ridere, Violante e i suoi corsi.

Inventario

In libreria, giorno d’inventario. Abbiam lavorato tutto il giorno, dalle otto di mattina alle sette di sera, solo mezz’ora di pausa. Ad aiutarci son venute due donne della Feltrinelli di Pescara. Dovevamo catalogare ogni libro, disco, tutto, della libreria, uno per uno. Leggere il codice a barre con un lettore che sparava una luce rossa, bip. Non si poteva nemmeno tenere la radio accesa, per sentire i bip. Tutto il giorno, bip. C’era Elena che visto che non mi conosce mi faceva le domande, cosa faccio, se ho la morosa, queste cose qui. Io son restio, parlar di me mi riesce male, divento una bambolina che sorride. Le ho detto giusto qualcosa, non tutto. «Hai vissuto molte vite», mi ha detto Elena, anche se le avevo detto giusto qualcosa, non tutto. Lei ha trentaquattro anni e un figlio, è del segno dell’acquario e fa un corso di scrittura da un giornalista che adesso il nome non me lo ricordo. Che questo giornalista, al corso di scrittura, mi ha detto Elena, le ha detto che è “stranina”, lei, Elena. In effetti lo è, Elena, anche secondo me, “stranina”. Parla che non si capisce bene e si veste come una che è in ritardo per la palestra. Poi fa molte domande. Poi fa delle cose che non c’è bisogno di fare, come aggiustare un cassetto che era in piano e che dopo, da quando Elena ci ha messo le mani, adesso traballa. Però adesso che ho capito com’è, Elena, son contento, perché prima ero in soggezione, almeno adesso lo sono di meno, in soggezione. Per il resto, tutto a posto.

Voglia

In quel libro lì c’era un maestro sufi che aveva voglia di scrivere una storia bellissima che aveva in mente, solo non la scriveva.
E be’, gli chiedevano i suoi allievi sufi, perché non la scrivi?
Non la scrivo perché ho voglia di scriverla, diceva il maestro.
Be’, gli dicevan gli allievi, come sarebbe? Se hai voglia di scriverla, gli dicevano, scrivila.
No, diceva il maestro.
E perché? gli chiedevan gli allievi.
Le storie sufi, rispondeva il maestro, vengono bene quando si scrivono se non se ne ha voglia. Che uno resta distaccato, vengono fuori delle storie meravigliose, diceva il maestro.

da Si chiama Francesca, questo romanzo
di Paolo Nori
(Einaudi, 2002)

Serie tv

Oggi ho rivisto Eva. Non ci vedevamo da prima dell’estate, io e Eva. Abbiamo parlato per quattro ore senza fermarci. Lei adesso abita a Udine, e da Udine è passata per Santarcangelo, così, di ritorno da Roma. Siamo andati al Caffè Roma, appunto, a Santarcangelo, che lì per fortuna non ci va mai nessuno. Eva ha detto che la colonscopia che devo fare me la merito, per tutti i colpi che mi ha mandato. Poi abbiamo parlato di politica e di Salvini, dei centodiciassette morti in mare e del fatto che nessuno fa niente, che adesso è tutta una serie tv, appunto, la politica. Poi lei ha detto che vuole prendere un barchino e remare fino alla Libia per scappare dall’Italia, e morire, anche, magari. Poi abbiamo parlato di come siamo fatti noi, io e lei, e che pazienza, gli altri, tutti gli altri, i genitori, gli ammogliati, gli impiegati, tutti, se ne faranno una ragione. Che noi non ci dobbiamo adeguare a essere come loro, che ci abbiamo provato a lavorare in banca, o a lavorare da Zara, e non ce la facciamo, noi, io e lei. Poi mi ha detto che se la terra fosse piatta il suo gatto avrebbe già fatto cadere tutte le cose oltre il bordo. Poi mi ha chiesto se la trovo più saggia rispetto a prima, io le ho detto di no, che mi sembrava saggia anche prima. Poi ha fatto una fotografia a una ventola appesa al soffitto del Caffè Roma. Poi la barista ci ha portato delle bruschette di pane integrale col formaggio e le acciughe, lei ha mangiato solo il pane perché è vegana, io solo le acciughe perché ho mal di stomaco. Il formaggio è rimasto. Poi siamo andati a comprare una bottiglia di vino e abbiamo pregato che nel suo bancomat ci fossero abbastanza soldi. Poi ci siamo abbracciati al paese vecchio, che io gli abbracci, insomma, non sono pratico, non mi abbraccio mai con nessuno, e lì ci siamo salutati.

Messaggio importante

Allora adesso, nelle librerie Feltrinelli, compresa quella dove lavoro io, se compri due libri della collana economica Feltrinelli ti regalano una coperta di pile. Sarà che io di coperte non ne ho mai abbastanza, non so, mi sembrava importante segnalare questa cosa.

Un periodo

Un periodo strano, questo. Un periodo che ascolto un sacco di musica, che avevo smesso di ascoltare la musica; un periodo che guardo una serie tv, che era circa un anno che non guardavo una serie tv; un periodo che devo fare una colonscopia, che io non l’ho mai fatta, una colonscopia. Un periodo che ho finito un libro di Baldini, si chiama Intercity, che è uno dei libri più belli che ho letto, da quando leggo dei libri. Un periodo che voglio cambiare casa, un periodo che ho sempre freddo, un periodo che ho ricominciato a fare yoga, un periodo che adesso penso a una ragazza, che prima avevo smesso di pensarla; un periodo che le giornate si allungano, mi sembra, un periodo che mio babbo s’incanta a guardare la tovaglia, un periodo che ho riletto un racconto di Violante che parla di sua sorella, un periodo che mi sono accorto che sto meglio quando scrivo di un altro, molto diverso da me. Un periodo che certe sere, mentre vado in macchina, mi vedo in terza persona, fuori dalla mia vita. Un periodo strano, dicevo. Magari è solo un periodo.

Natura naturale

Vorrei aggiungere che la nostra diffidenza culturale nei confronti di qualcosa che pure continua ad affascinarci si fonda su due goffe tautologie: che la realtà sia realistica e che la natura sia naturale. La realtà include, dovete ammetterlo, i sogni, i numeri del lotto e il grande amore: quanto alla natura, non posso non pensare che esseri come la zebra – questa irriverente ed arcaica parodia della Juventus – come le farfalle, i pavoni, il colibrì, le lumache, siano nati dalla creatività di una natura per nulla interessata ad essere naturale.

da Ufo e altri oggetti non identificati
di Giorgio Manganelli
(Mincione, 2015)

La gomma

Se ci fosse una gomma da cancellare, una gomma
da inchiostro, non da lapis, o se no
con una macchina da scrivere, battere xxx,
o, per far meglio, xyxy,
o, per fare ancora meglio, mnmn,
che si fa poco mn, ma cancella,
porca masola, che non si capisce più niente,
o addirittura, meglio di tutto, ma non ce l’ho,
un computer ci vorrebbe, che basta un tasto,
e sparisce tutto, senza un cancellotto, tutto bianco,
come non fosse successo niente,

perché io nella mia vita gli sbagli che ho fatto.

da Intercity
di Raffaello Baldini
(Einaudi, 2003)