È bello, è bello, è bello…

Ho pensato a tutte le cose meravigliose e tremende che sono capitate a me e a te e al resto di noi, alle guerre, ai venduti, ai partiti politici, alle vecchie auto arrugginite e ammaccate dagli sfasciacarrozze, tutto così triste alla fine a meno che non sia amore, a meno che tu non possa afferrare un pezzettino d’amore, che non vuol dire questo è mio ma vuol dire è bello, è bello, è bello, è bello, è bello…

da Taccuino di un allegro ubriacone
di Charles Bukowski
(Guanda, 2019)

Un bel fine settimana

Uno si aspetta di cominciare un bel fine settimana, un giallo e un thriller da scrivere come ghostwriter, un libretto sportivo da editare ma solo la punteggiatura, così mi hanno ordinato, c’è anche il sole, fa anche caldo. Stamattina mi ha chiamato un editore, centosessantun pagine sulla nuova legittima difesa di Salvini. Io non bestemmio mai, neanche stavolta, però stavolta ce l’ho dentro, la bestemmia, la sento proprio.

A voi

A voi capita mai di selezionare del testo, e poi usare il comando “taglia” di Word, e poi pensare sì sì adesso lo incollo, ma aspetta, prima… E poi il tempo passa, e scordarsi di incollare quel testo e perdere tutto? Mi è capitato proprio stamattina, sette pagine piene. Niente di memorabile… Andate. E va be’. Tutto accadrà comunque.

L’anestesia

Quello che succede ogni giorno e che si ripete ogni giorno, il banale, il quotidiano, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, in che modo renderne conto, in che modo interrogarlo, in che modo descriverlo?
Interrogare l’abituale. Ma per l’appunto ci siamo abituati. Non lo interroghiamo, non ci interroga, non ci sembra costituire un problema, lo viviamo senza pensarci, come se non contenesse né domande né risposte, come se non trasportasse nessuna informazione. Non è neanche più un condizionamento, è l’anestesia. Dormiamo la nostra vita di un sonno senza sogni. Ma dov’è la nostra vita? Dov’è il nostro corpo? Dov’è il nostro spazio?

da L’infra-ordinario
di Georges Perec
(Bollati Boringhieri, 1994)
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Mi sembra

Mi sembra che qualcosa stia per cambiare, spero che sia vero.

I viventi massacrano tutto

… Scena da bar: una serie di commenti… sfortunatamente… gli scrittori sono per lo più persone con lavori ben pagati… insegnanti d’inglese… giornalisti… critici letterari… questa gente… associata a una fisionomia leggermente ingobbita… occhi diabolici… o qualcosa… hanno sempre qualcosa… a volte dichiarano di avere fatto gli sguatteri o di avere combattuto sul ring… generalmente è una bugia del cazzo… oh, Gesù Cristo!… sono pochi gli uomini veri a scrivere… i viventi massacrano tutto…

da Taccuino di un allegro ubriacone
di Charles Bukowski
(Guanda, 2019)

Un ideale zoticone

Mi viene in mente una cosa che ha detto una volta Wallace Stevens: «Il successo come risultato dell’operosità è un ideale zoticone». E se non ha detto esattamente così ci andava molto vicino. La scrittura arriva quando vuole. Non c’è niente che tu possa fare. Non puoi spremere più scrittura da un essere umano di quanta ne abbia già.

da Taccuino di un allegro ubriacone
di Charles Bukowski
(Guanda, 2019)

Per chi #2

Per chi non avesse tenuto il conto, siamo già al quarto giorno di primavera.

Franny #2

– Tutto quello che so è che sto diventando matta, – disse Franny. – Sono stufa di tutti questi ego, ego, ego. Del mio e di quello di tutti gli altri. Sono stufa della gente che vuol arrivare da qualche parte, fare qualcosa di notevole eccetera, essere un tipo interessante. È disgustoso, disgustoso e basta. Me ne infischio di quello che dicono.

da Franny, un racconto dentro Franny e Zooey
di J. D. Salinger
(Einaudi, 1963)

Franny

Tutto quello che so è questo, – disse Franny. – Se sei un poeta, fai qualcosa di bello. Cioè, la gente s’aspetta che tu lasci qualcosa di bello quando finisci la pagina e così via. La gente di cui parli tu non lascia nulla, non una cosa sola che sia bella. Quelli che magari sono solo un tantino migliori non fanno altro che entrarti in testa e lasciartici dentro qualcosa. Ma solo perché lo fanno, solo perché sanno lasciare qualcosa, non è detto che debba essere una poesia, per amor del cielo. Può darsi che sia soltanto una specie di gocciolio sintattico terribilmente affascinante… scusa l’espressione. Come Manlius e Esposito e tutti quei poveretti.

da Franny, un racconto dentro Franny e Zooey
di J. D. Salinger
(Einaudi, 1963)