Cretinetti

L’altro giorno ero a pranzo con della gente, e scappa fuori ‘sto ragazzo, con la crestina, l’orologio moderno, di quelli col contapassi, tutto curato, la barbetta, e dice che lui ha fatto il cammino di Santiago. Ah, il cammino di Santiago, tutte lì a sbragarsi, che bello, lo voglio fare anch’io prima o poi, dicevano, che bravo, quanti chilometri, e tutte quelle domandine. E lui lì, che rispondeva, dava tutto per scontato, come uno che ha visto tutto nel mondo, e sembrava un eroe tornato al fronte, l’imbecille. Ha raccontato che ha preso la neve, neve fino al ginocchio sui Pirenei, diceva, e poi gli hanno chiesto, ma dove dormivi, in tenda? E lui, no, negli ostelli.
Casca l’asino, ho pensato.
Gli fanno, ma con chi sei andato, da solo? Ah, sì, ovvio, ha detto lui, il cammino di Santiago o lo fai da solo o non lo fai. E tutte, bravo, bravissimo, anch’io voglio farlo da sola…
Dopo il cretino ha raccontato che c’era gente, un sacco di gente a farlo, da tutte le parti del mondo, giovani e vecchi. Ma non eri andato da solo? Ma se vai per farlo da solo, ‘sto cammino, e poi siete in 75, come una processione, come quelle comitive di morti che passeggiano coi bastoni e le pettorine, ma che roba è. Ti pare che sia andare da soli una cosa così? L’orologino che hai al polso non te le dice queste cose? Il fon con cui ti tiri su quella crestina sopra la testa, la mattina, non ti fa un po’ d’aria al cervello?
Da solo. Cos’hai fatto, da solo? Avrai fatto la doccia in ostello, da solo. Rincoglionito. Ma niente da fare, tutte lì, le donnine, pendevano dalla sua bocca.
Alla fine del pranzo ho salutato tutti, compreso il cretino, ciao, poi ho deciso che il cammino di Santiago non lo farò mai. Voglio perdermi dietro casa mia, la sera, in un fazzoletto di giardino, quando ci sono le zanzare, le lucciole, e i miei pensieri che han voglia di andare lontano.

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