Un miracolo

Oggi sono uscito in anticipo, avevo il treno a una cert’ora, a stare in casa mi veniva male, così son andato giù fino alla stazione, sotto il sole, a piedi. Faceva caldo, e vicino alla stazione, lì di fianco, c’era un cantiere. Di quelli dei muratori, ancora non troppo avanti, avevano messo le fondamenta e lo stavano tirando su; di sicuro un condominio, una palazzina sarebbe venuta fuori. Era grande, con le impalcature, i tubi e i mattoni, e in alto, in cima alle impalcature, c’era un uomo, da solo, che lavorava. Lassù, senza maglia, sotto il sole, col martello, piantava dei chiodi, poi spostava le robe, montava… Sembrava il creatore di tutto il cantiere, dei muri, dei tubi, delle impalcature. Era tutto suo, sembrava.
Ho pensato: ma guarda te che forza che ha quell’uomo, da solo, a tirar su un condominio, sotto il sole, a lavorare. Poi quando torna a casa, la sera, è stanco? Cosa fa, dopo, a casa? È sposato? Mi son guardato le mie braccia, gli avambracci, che son magri i miei, anche i polsi, e poi ho guardato i suoi, le sue braccia, lassù, in cima al cantiere, che stava alzando una trave per appoggiarla contro l’impalcatura. Le sue braccia forti, le sue mani da muratore.
Ma se quell’uomo lì, che è circa come me, nel senso, siamo due uomini, abitiamo anche abbastanza vicini probabilmente… Se lui, col suo impegno, sotto il sole, tira su un condominio, allora io, posso farlo anch’io, se m’impegno, qualcosa di buono. Sono un uomo anch’io, come lui.
Sono andato avanti, ho superato la stazione, e ogni tanto mi giravo per vedere il condominio e quell’uomo, in alto, che lavorava con calma, una cosa dopo l’altra, faceva tutto, senza lamentarsi. E chissà quante altre ne ha tirate su, di case, prima di oggi, mica è la prima. Chissà quante ne ha fatte, in silenzio, senza il plauso di nessuno. Chissà quanta roba ha fatto.
Ho pensato a tutte le case che ci sono, qui, nel mio paese, e poi nel mondo, a tutti gli uomini che le hanno costruite, tutti quegli uomini, da soli o a gruppetti, che giorno dopo giorno han tirato su le case, piano piano, sotto il sole, o anche sotto la pioggia… Perché è il loro lavoro, e loro fanno quello, dalla mattina alla sera. Per un momento mi son sentito orgoglioso, di far parte degli uomini, delle persone in generale, queste persone qui, con le mani sporche, che lavorano, fanno le cose come le sanno fare, come hanno imparato.
E dopo un po’ di tempo, in un posto, in un prato, un campo dove prima non c’era niente, vien fuori una casa, non una capannina, ma una casa, un condominio, una roba che dura per un secolo, anche. Mi sembra un miracolo. È bellissimo.

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